Elezioni USA, Hillary inizia ad avere paura del “socialista” Sanders, mentre Trump si gode l’endorsement della Palin

il 2016 sarà anno di elezioni americane e anche se questa volte si erano presentate come delle elezioni quasi scontate, che promettevano di far addormentare tutti gli osservatori politici mondiali, in realtà si stanno rivelando una vera e propria catena di sorprese.

Nel campo democratico la sfida sembrava quasi inutile, le primarie, come tutti erano conviti, le avrebbe dovute dominare Hillary Clinton con la sua macchina da guerra di famiglia che macina voti e fondi con una facilità quasi fastidiosa, e con l’appoggio strategico di Obama sembrava tutto già deciso. Eppure i sondaggi iniziano a farsi preoccupanti per la ex first lady, l’ultimo commissionato dalla CNN mostra infatti un vantaggio enorme di Barnie Sanders, il senatore del Vermont che si è autodefinito “socialista democratico”, utilizzando quella parola che negli USA è vietata in politica e che però sembra essere diventata attraete nelle nostre società post-industriali, nelle quali si assiste al ritorno ad una visione di sinistra. I sondaggi della CNN sullo stato del New Hampshire danno Sanders in vantaggio di ben 27 punti percentuali e la Clinton inizia ad arrancare perdendo quella sicurezza e quella forza inattaccabile che l’ha sempre contraddistinta. Certo la sfida di quest’anno ha poco a che fare con l’ultima corsa delle primarie democratiche quando un Obama, allora un vero e proprio outsider della competizione, seppe imporsi e risvegliare quel sentimento di rivincita e di orgoglio tipico di quell’America che crede ancora nel suo sogno di realizzazione. La Clinton, per quanto ci provi, non ha né il fascino del marito Bill, né può contare sul nuovismo e sul cambiamento alla Obama, questa potrebbe essere l’ennesima corsa a vuoto di una donna tanto forte quanto incapace di tagliare quel traguardo che potrebbe regalare agli USA la prima presidente donna della storia dopo il primo presidente nero, ma soprattutto potrebbe garantire una continuità dei democratici al potere che smonterebbe completamente il partito repubblicano.

Sul fronte dei repubblicani la corsa di Donald Trump, con le sue gaffe e le sue frasi sempre sopra le righe, rende lo spettacolo sicuramente più interessante per il pubblico e spaventa molto tutti osservatori internazionali. L’ipotesi di un Donald Trump, che si dice vicino a Putin,che si scaglia contro gli immigrati chiedendone il rimpatrio forzato, che spaccia i video dei profughi del mediterraneo cercando di farli passare per i messicani che provano ad entrare negli States, non rassicura chi già vede il mondo andare verso tempi di guerra e terrore. Ma l’ascesa di Trump sembra destinata a continuare, dopo l’endorsement di Sarah Palin che si è detta “fiera di appoggiare Donald Trump come presidente“, il milionario americano potrà contare sull’appoggio di quelle sensibilità più oltranziste, di quei fondamentalisti, di quegli estremisti del Tea Party che seguono la Palin e che le garantirono la candidatura a vice di McCain nel 2012 contro Obama.

Comunque vada a finire la bellezze delle primarie americane è tutta in questi momenti, è tutta nella forza dei sondaggi, negli scontri televisivi, nella comunicazione che si mette in moto. Certo non ci sarà un nuovo “YES WE CAN” però qualcosa salterà fuori e poi nella storia americana sono proprio i presidenti che partono in sordina a fare la storia, quelli più amati restano delle icone ma le vere innovazioni le hanno portate quelli che neanche ci sarebbero dovuti entrare in quello studio ovale.

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