LA FRANCIA SI RISVEGLIA FASCISTA

Le elezioni regionali francesi sono solo l’inizio di ciò che può accadere ad uno dei Paesi più importante d’Europa e dell’occidente. La Francia ha scelto di dare fiducia al Front National, partito di estrema destra, xenofobo, islamofobo, antisemita, antieuro, che vuole reintrodurre la pena di morte, anti-immigrati e convinto di voler praticare una politica che si fondi sulla discriminazione etnica. Il Front National supera infatti il 28%, gli elettori francesi, in questa tornata elettorale regionale, hanno deciso di spostare il pallino del governo del territorio delle 13 regioni dai socialisti (il PS ne governava 21 su 22, prima della riforma che ha ridotto il numero delle regioni a 13) ai neofascisti.

Il partito che è guidato da un vero e proprio clan familiare quello dei Le Pen, prima Jean Marie, uomo che non aveva mai negato il suo appoggio al governo collaborazionista in epoca nazista, ultra cattolico e razzista, oggi la figlia Marine Le Pen, che ha ripulito il partito dalle vecchie ideologie espellendo anche il padre, e la nipote Marion, la vera vincitrice di queste regionali, la quale riesce ad arrivare al ballottaggio in Provenza e che viene accolta da teste rasate festanti che urlano il suo nome.

Ciò che oggi accade in Francia non può, e non deve, essere spiegato solo dalla paura che i francesi vivono dopo gli attentati di Parigi; la vittoria elettorale di un movimento incompatibile con quello che la Francia ha sempre rappresentato nella cultura occidentale, non è solo frutto di quelle 130 vittime innocenti di novembre.

Questo terremoto politico ed istituzionale nel cuore della società europea, mette tutti davanti al fallimento dell’idea stessa della società moderna. La crisi culturale dell’occidente, iniziata ben prima di quella economica del 2008, ha portato ad un vuoto che non è spiegabile solo con la morte delle ideologie del vecchio millennio, ma che ha molto a che vedere con l’accettazione da parte degli intellettuali, dei cittadini, dei partiti politici di ogni colore e delle istituzioni democratiche  dei dogmi politici, culturali ed economici che sembravano vincenti ed indistruttibili fino a qualche anno fa, accettati come dato naturale dell’esistenza umana e della convivenza civile. L’abbrutimento culturale ha riguardato tutte le sfere della società odierna, riducendo non solo il dibattito politico ad un volgare inseguimento degli istinti più bassi dell’essere umano, ma rendendo le istituzioni rappresentative del sistema democratico non rappresentative degli interessi di tutti, compresi i più deboli, ma solo di interessi economici particolari, spesso riconducibili ai grandi capitali finanziari globali.

In questa totale mancanza di luoghi, di spazi e di organizzazioni che possano svolgere il ruolo cruciale di raccordo tra la società e le istituzioni, che possano permettere di rendere tutti parte di un percorso comune, i movimenti populistici, quelli che parlano alle paure delle persone, quelli che trovano nella semplicità dell’odio e delle decisioni estreme, la via d’uscita per problemi ai quali bisognerebbe invece trovare soluzioni complicate, sono diventati sempre più imponenti e hanno acquistato un consenso tale da diventare forze di governo.

Le elezioni regionali francesi non sono una sorpresa, seguono un trend generale che vede la crescita sempre più preoccupante di queste realtà che spesso trovano facile consenso tramite argomenti anti-euro e anti-europa, un terreno, questo dell’euroscetticismo, reso sempre fertile da un’Unione Europea che in questi decenni ha svolto un ruolo prettamente burocratico, un’istruzione che viene percepita come lontana, che resta poco democratica e che ad oggi sembra concentrata sulla mera esecuzione dei dogmi economici in voga nel mainstream internazionale. Un’Europa tanto lontana dal sogno di pace, di comunità e di convivenza politica che avevano in mente coloro che per primi pensarono a questa realtà.

Questa tornata di elezioni in Francia è solo il preludio alle presidenziali del 2017, con un Front National così forte, sarà difficile immaginare uno scenario che possa diventare tranquillizzante. In ballo non c’è solo la Francia, che si ritrova ad avere come primo partito un movimento islamofobo in un Paese con una comunità islamica che supera i 6 milioni di individui, un partito antisemita in una Francia che ospita la terza comunità ebraica al mondo, un attore politico ostinatamente antieuro nel paese che è il cuore dell’Unione Europea.

Il terrorismo che ha colpito Parigi nell’ultimo anno e la crescita enorme del Front National sono conseguenze dello stesso problema, sono frutto dei nostri tempi, della crisi di una società francese, europea, occidentale, che non riesce a ritrovare la sua comunità, che non riesce a tenere dentro tutte le sue contraddizioni e le sue diversità, una società che oggi cerca di uscire dall’incubo terrorismo infilandosi in un incubo che potrebbe dimostrarsi ancora più pericoloso e triste.

Le teste rasata che urlano festanti il nome di un leader giovane nel cuore della civile Europa, la rabbia di un intero popolo spaventato, la crisi economica che aumenta le paure e le insicurezze dei più deboli, l’odio contro una razza,un popolo ed una religione, sono scene già viste, suoni già sentiti e paure già vissute, con la differenza che in un mondo ormai piccolissimo, in cui le notizie volano in tempo reale, in cui le emulazioni e le paure diventano globali, la storia non solo può ripetersi ma può farsi ancora più violenta e triste.

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