12 DICEMBRE 1969 STRAGE DI PIAZZA FONTANA. I CONTI MAI FATTI CON LA NOSTRA STORIA

È un tipico venerdì sera pre-natalizio il 12 dicembre 1969, Milano inizia a respirare l’area della festa, le vetrine sono ben agghindate ma la vita continua a scorrere comunque frenetica.

Alle 16:37 un boato in pieno centro squarcia quella normalità, quel quadro di operosa frenesia del centro per sempre, aprendo una stagione piena di misteri, di sangue e di violenze che metteranno a dura prova lo spirito e l’esistenza stessa della nostra Repubblica.

Durante quel tragico giorno l’Italia è sotto attacco, la prima bomba ad esplodere è quella delle 16:37 quella del boato, una bomba posizionata sotto il tavolo delle trattative nella Banca dell’Agricoltura di Milano, nella centralissima Piazza Fontana, a due passi dal Duomo. A Roma alle 16:55 un ordigno esplode nel sottopassaggio che porta alla Banca Nazionale del Lavoro di  alle 17:20 una bomba esplode davanti all’Altare della Patria, alle 17:30 un’altra esplosione a Piazza Venezia. Intanto a Milano, nella sede della Banca Commerciale Italiana di Piazza della Scala, viene rinvenuto un altro ordigno subito fatto brillare dagli artificieri.

A Piazza Fontana è una tragedia, nella Banca dell’Agricoltura il venerdì si tengono le trattative è una giornata lunga, l’istituto dovrebbe chiudere alle 16:30 ma dentro resta chi ha ancora da concludere i suoi affari. I morti saranno 16 e i feriti quasi 90. Subito gli inquirenti seguono la pista anarchica, tutto sembra portare a loro, a partire dagli obiettivi, le banche e l’Altare della Patria, le prove però sembrano confezionate ad arte, e solo chi non vorrà vedere non vedrà cosa si cela veramente dietro la strage di Piazza Fontana.

I depistaggi che seguiranno, ad oggi dopo decenni trascorsi non c’è ancora alcun colpevole per una delle stragi più vigliacche e più cruente del nostro paese,  mostreranno un piano chiaro ed un quadro nitido di quello che l’Italia ha vissuto in quegli anni, di quel sistema fatto di bombe, finti colpevoli, poveri ragazzi innocenti finiti in carcere, servizi segreti deviati intenti a cospirare contro le libertà conquistate con la resistenza, mantenimento dello status quo attraverso la paura e la tensione che queste azioni generavano nella società. Questo quadro nitido prese  poi il nome di “strategia della tensione“.

Da questa strage inizierà quella continua guerra silente che verrà giocata anche dai servizi segreti americani ed internazionali e che vedrà coinvolte le frange più estreme e reazionarie della galassia neofascista di quegli anni. La speranza di alcuni nell’organizzazione di queste stragi era quella di spingere l’Italia verso il caos per poi poter prendere il potere con un golpe sullo stile di quello dei colonnelli in Grecia.

Le indagini saranno inquinate sin dall’inizio, dalla defenestrazione dell’anarchico Giuseppe Pinelli da uno degli uffici della questura, il quale, secondo quanto affermava la questura di Milano, era stato preso da un “malore attivo” che lo aveva fatto saltare giù.

Le indagini si concentreranno, in maniera ottusa, solo sulla pista anarchica, non battendo o addirittura insabbiando altre piste che avrebbero garantito i colpevoli alla giustizia. Viene insabbiata la pista dei neofascisti veneti, eppure tutte le tracce portavano in quella direzione, venne completamente ignorato la partecipazione all’organizzazione di alcuni membri dei servizi segreti come il giornalista Guido Giannetti, agente Z del SID, che fu fatto addirittura esfiltare dai servizi per proteggerlo, come fu fatto con moltissimi protagonisti oscuri di questa storia che non hanno mai detto la verità. Furono ascoltate e utilizzate come vere e proprie fonti utili a risolvere il caso finti anarchici che erano stati infiltrati nei gruppi dell’estremismo di sinistra, dai gruppi neofascisti e dai servizi segreti come “l’anarchico” Mario Melino, dello stesso gruppo di Valpreda, ma che era vicinissimo all’organizzazione neofascista di Stefano Delle Chiaie, Avanguardia Nazionale, con il quale era stato in visita nella Grecia dei colonnelli.

Un intreccio fumoso e triste, che mette in imbarazzo ancora oggi non solo l’Italia ma l’intero sistema occidentale che sguazzò in quelle stragi.

Da Piazza Fontana in poi, le cose cambiarono completamente nel paese, iniziava l’autunno caldo e molti dei ragazzi che fecero scelte anche drastiche, anche radicali, di rivoluzione e di lotta armata, lo faranno inseguito a ciò che accadde quella sera. Da quel boato che squassò la calma natalizia italiana, ebbe inizio tutta la stagione delle stragi, ora possiamo dire con certezza che parti dello stato tramarono e cospirano contro la Repubblica, oggi possiamo metterete insieme i pezzi e tracciare una vera e propria storia di quegli avvenimenti che, se chiarita e se ridimensionata, potrebbe ridare dignità al Paese e soprattutto potrebbe essere finalmente il momento per gli italiani di fare i conti con il proprio passato per non lasciare il tutto nel buco nero del dimenticatoio della Repubblica.

Il golpe Borghese, l’italicus, la bomba di Piazza della Loggia, il rapimento e l’uccisone di Moro, il rapimento e la liberazione di Ciro Cirillo, i roghi, gli agguati, gli omicidi, le gambizzazioni, tutto potrebbe iniziare ad avere un’altra luce, tutto potrebbe assumere un quadro chiaro se messo in un insieme che li colleghi e li riporti ad un’azione molto più grande.

Su Piazza Fontana, su quella bomba che uccise 16 innocenti, ancora non si è fatta giustizia, ad oggi possiamo dire che quella fu una strage di stato, fu una strage fascista, fu una delle azioni di quella sottile e vile guerra fredda con la quale le due potenze si dividevano l’intero pianeta, fu un effetto collaterale della politica esterA USA, fu l’inizio di una guerra che falciò, in Italia, un’intera generazione.

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