Barnie Sanders

Barnie Sanders potrebbe essere la vera sorpresa di questa tornata elettorale, è un outsider per definizione. Nasce a New York l’8 settembre 1941 da genitori ebrei immigrati dalla Polonia, studia scienze politiche e per un periodo va vivere in Kibbutz israeliano dove svolge i lavori più disparati.

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Aderisce al Liberty Union Party un partito nato attorno alle lotte contro la guerra in Vietnam, si candida al Senato due volte e due volte come governatore ma viene fagocitato dal sistema bipartitico americano. Nel 1979 lascia il partito e diventa un indipendente e nel 1981 viene eletto sindaco di Burlington e riconfermato per 3 mandati, da quel momento è una escalation di successi, viene eletto nel 1990 alla Camera dei Rappresentati e riconfermato per 7 mandati, nel 2006 conquista il Senato con il 65% dei consensi nel 2012 ottiene il 71%, il suo nome diventa sempre più sinonimo di successo e da indipendente si affilia al Partito Democratico, definendosi un “socialista democratico”, è il primo politico istituzionale a sfidare l’intero paese usando quella parola tanto bistrattata.

La voglia di risposte secche e non moderate che si respira nella società globale, ripropone anche nella patria del liberismo la possibilità di una svolta a sinistra, dopo la Tsipras in grecia, dopo jeremy Corby nel Regno Unito e dopo Podemos in Spagna, anche gli americani sembrano cercare una via d’uscita alla crisi che guardi alla redistribuzione.

Nelle ultime settimane si è guadagnato il ruolo di sfidante della Clinton, ora i sondaggi lasciano trasparire la possibilità di vederlo davvero nella Casa Bianca e sarebbe una vera rivoluzione.

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