CREDO NELLE ROVESCIATE DI BONIMBA

Roberto Boninsegna, uno dei goleador italiani più affascinanti compie oggi 72 anni.

Una storia da vero campione la sua, uno di quelli che nelle partite hanno sempre fatto la differenza, uno di quelli che ha calcato i campi di provincia e quelli dei grandi club, uno di quelli che 17 giugno 1970, in quello stadio Azteca di Città del Messico, non solo era in campo in quella che passerà alla storia come Partido del Siglo, ma che, da vero bomber, aprì le marcature con un goal dei suoi.

Eppure Bonimba, così lo chiamavano i suoi adoratori, non sarebbe nemmeno dovuto esserci tra quegli eroi del calcio che quella giorno cambiarono la visione di calcio agli occhi del mondo. Era stato, infatti, selezionato tra i 40 preconvocati per mondiale ma non tra i 22 definitivi che sarebbero partiti Poi un strano gioco del destino ha cambiato le carte in tavolo. Pietro Anastasi si infortuna, il massaggiatore Tresoldi, in un gesto goliardico, lo colpisce nelle parti basse e il povero giocatore sarà costretto ad operarsi ai testicoli, la sua partecipazione al mondiale salta. A questo punto Boninsegna rientra in squadra e diventa essenziale.

Quel 17 giugno dopo otto minuti di gioco Bonimba riceve un pallone alla metà campo, lo addomestica, si gira verso la porta, salta il primo tedesco, poi si ritrova in una gabbia di giocatori con le maglie bianche, prima uno poi due poi tre, quattro, è in trappola. Però Boninsegna è un campione e non si scoraggia, alza lo sguardo e vede Gigi Riva, suo ex compagno al Cagliari, con il quale hanno macinato una quantità di goal enorme in serie A. Passa il pallone al campione del Cagliari, il quale cerca di ridarglielo, la palla sbatte su un difensore tedesco, Bonimba la riprende e i mezzo a tre avversari riesce a far partire un tiro angolato sul quale il portiere non può arrivare. Boninsegna entra nella storia del calcio mondiale. Con quel numero 20 sulle spalle festeggia come un bambino, ma a tutti sembra un eroe. Segnerà anche in finale con il Brasile, il goal del pareggio momentaneo ed illusorio, un goal di forza, ruba un pallone alla difesa brasiliana, lo rincorre con ostinazione e lo tira in rete. Ma a nulla servirà, il sogno italiano di un mondiale dovrà aspettare ancora 12 anni, il Brasile di Pelé asfalterà l’Italia con un 4 a 1 tremendo.

Resterà nell’immaginario collettivo dei calciofili italiani per le sue rovesciate, come quella fatta in un Inter-Foggia del 2 maggio 1971, un gesto spettacolare, un goal di quelli che restano nella cineteca di questo sport, uno di quelli che neanche si riescono a raccontare.

Boninsegna ha giocato molto, è partito con il Prato, poi il Verona, il Cagliari, dove in coppia con Riva in 83 partite mette a segno 23 goal. Arriva poi a realizzare il suo sogno, giocare nella sua squadra del cuore l’Inter e qui entra nella storia. Le sue statistiche sono impressionanti, da extraterrestre, in 197 partite mette a segno 113 goal. Il sogno finisce e passa agli acerrimi nemici della Juventus e anche a Torino continua ad essere molto prolifico 22 reti in 58 partite. Chiude la carriera a 37 anni in serie D, da vero idolo, nella Viadanese.

Luciano Ligabue, da grande tifoso interista, nel suo film Radio Freccia, lo infila nel credo che il protagonista recita alla radio in piena notte. Bonimba continua ad affascinare le nuove generazioni di quelli che amano un calcio romantico e poetico, di quelli che, ancora oggi, credono nelle rovesciate di Bonimba.

 

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