Il ballo dell’incoerenza

L’incoerenza è per sua definizione un errore del sistema. Se in filosofia è la mancanza di una connessione logica, nell’edilizia indica la mancanza di coesione di un materiale che quindi è più fragile. 

Comunque la si veda è un termine che indica una disconnessione. 

Mentre l’umanità vive una delle fasi di maggiore connessione, in un mondo che ha accorciato le distanze geografiche e nel quale le informaizoni, vere o false che siano, impiegano pochissimo a diventare globali, la politica, in Italia, vive il momento dell’incoerenza.  

Il circo della politica, con tutti i suoi protagonisti, animali feroci narcotizzati, domatori, funamboli, acrobati, nani, ballerine, trapezisti, clown, mimi e prestigiatori, in questi giorni ha dato tutto il meglio e tra tv, social e giornali, ognuno ha potuto godere dello spettacolo stando rigorosamente a casa e rispettando il distanziamento sociale. 

Giravolte, show, nostalgici ritorni, contraddizioni, inversioni di marcia, testacoda. Questo ha offerto, in questi giorni intensi, la politica nazionale. Uno spettacolo ricco che svuota la politica del suo ruolo di interpretare i conflitti, le differenze e gli interessi confliggenti della società. 

Con un colpo di Draghi sono state cancellate le basi di un sistema partitico in crisi da decenni, un sistema nel quale i soggetti politici che avrebbero dovuto rappresentare i cittadini e le loro differenze, sono stati appiattiti su logiche di potere e gestione distanti anni luce dalla vita reale. 

Il problema non è quante volte può contraddirsi nel giro di pochi giorni il leader di turno, che si chiami Salvini, Grillo, Zingaretti, Bersani, Berlusconi o chi per esso. Il reale dramma è che le nostre istituzioni repubblicane mostrano una disfunzione chiara. Troppo spesso il Presidente della Repubblica si deve trasformare da arbitro in giocatore, intervenendo per ritrovare una funzione ad un Parlamento che si è dimostrato negli anni incapace di svolgere il ruolo di rappresentanza. 

Ad intervalli regolari il circo si mette in moto, arriva la nuova stella, si parte con i soliti annunci, con le speranze, salgono i sondaggi, si illudono con i giochi di prestigio gli spettatori, li si tiene sulle spine con i giochi di equilibrio che ogni volta mostrano la precarietà di tutto ciò che ci circonda. 

Questa volta viviamo però in una tragedia lunga che ha colpito l’umanità e dalla quale saremmo potuti uscire diversi, ricostruendo un mondo che non ripetesse gli gli stessi errori, rompendo quella normalità insostenibile alla quale ci eravamo abituati. 

Davanti allo spettacolo di questi giorni invece abbiamo la sensazione chiara di vedere un film già visto, con gli stessi attori, più vecchi e dimessi ma sempre gli stessi. Un film che ha sempre la stessa trama antica, nella quale si rispetta un’unica regola quella della conservazione della massa “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, così da trasformare tutto per non cambiare niente. 

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