IL DISGELO TRA LE DUE “CINA”

Sabato a Singapore ci sarà un incontro che ha l’aspetto tipico dei meeting storici. Il Presidente di Taiwan, Ma Ying-jeoun ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinse Xi-Jinping si incontreranno e parleranno.

Tra le due “cina” non corre certo buon sangue, da quando nel 1949 il presidente nazionalista Chiang Kai-Shek si rifugiò nell’isola con tutto il suo apparato e con almeno due milioni di persone, dopo la sconfitta nella guerra civile che vide trionfare il padre della Cina comunista Mao.

Da allora nessuna delle due parti riconosce l’altra, si sono definiti per decenni banditi, entrambi gli stati si sono definiti la vera Cina. Negli anni 50 la Cina si ritirò dal movimento olimpico reo, agli occhi dei comunisti, di aver accettato Taiwan e di averle permesso di chiamarsi Repubblica Cinese. Sul nome gli scontri sono stati continui e se da una parte c’è l’ostinazione di un’isola di voler essere riconosciuta come unica rappresentante della vera Cina, dall’altra invece si impone la potenza di un impero, che oggi è la potenza emergente sullo scacchiere globale, che continua a chiamare Taiwan provincia ribelle.

L’incontro giunge in un periodo particolare per Taiwan, a gennaio ci sono le elezioni presidenziali, ed il presidente Ma al secondo mandato non può ricandidarsi. In vantaggio nei sondaggi si posiziona la segretaria del DPP, il partito democratico di opposizione, Tsai Ing-wen la quale ha dichiarato che il Presidente Ma “non può certo limitare il futuro di Taiwan per garantirsi un’acclamazione personale“, è stata proprio Tsai ad alzare la polemica sul timing del meeting che sembra davvero trasformare, quello che dovrebbe essere un incontro storico, in un mezzo strumentale per ribaltare il risultato elettorale interno.

A Taipei, la capitale, ci sono stati disordini e manifestazioni davanti ai palazzi governativi contro il meeting, la tensione è alta e la paura di essere fagocitati dalla grande Cina si respira tra i cittadini.

Andrew Hsia, capo degli affari interni, ha cercato di tranquillizzare l’opinione pubblica dichiarando che l’obiettivo del presidente Ma è quello di promuovere un rapporto di fiducia tra le due parti così da poter stabilire le basi per un rapporto istituzionale. Taiwan, ci ha tenuto a specificare, parteciperà agli incontri solo se sarà garantita la parità dello status.

L’incontro tra i due leader sarà molto particolare, tutte le questioni di protocollo assumeranno un valore enorme a partire dal titolo con il quale i due si appelleranno, eliminata la parole presidente, ognuno chiamerà l’altro semplicemente Signore. Se ci sarà una stretta di mano chi allungherà la mano per primo, chi dimostrerà maggiore apertura, chi risulterà più debole?

Tutte domande che avranno risposta solo sabato, e tutto un protocollo sul quale ci si gioca uno dei riavvicinamenti più importati dello scacchiere asiatico. Taiwan ha bisogno della Cina, e ora Xi-Jinping deve dimostrare di saper gestire tutto il softpower di cui la nuova potenza mondiale dispone.

Dove non è arrivata la politica arriva la convenienza economica e questo è chiarissimo per entrambi i leader. 

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