LA STRETTA DI MANO DEL SECOLO

La tv di Taipei ha definito quella tra i due Signori delle Cine, la stretta di mano del secolo che è durata ben 81 secondi. Ad allungare per primo la mano è stato il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi-Jinping che in quell’albergo di Singapore, dove nulla era stato lasciato al caso, si gioca gran parte della sua politica internazionale e anche della credibilità interna del partito comunista cinese.

Il Presidente di Taiwan Ma Ying-jeou si presenta come ormai politico al tramonto a pochi mesi da un’elezione che non lo vedrà protagonista perché al suo ultimo mandato e che invece vede il suo partito il Kuomintang dietro nei sondaggi al partito di opposizione il DDP.

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I due leader si sono rivolti appellandosi come “signore”, evitando così di riconoscere il ruolo politico l’uno dell’altro. Il presidente Xi ha giocato d’anticipo e quella mano tesa prima ha rappresentato una voglia di voler far intendere una superiorità della Cina Comunista rispetto a Taiwan che per la Repubblica Popolare Cinese è solo una provincia ribelle e non uno stato indipendente. Nella strategia della Repubblica Popolare Cinese c’è quella di arrivare ad uno status di Taiwan alla stregua di Hong Kong o Macao e cioè una formula conosciuta come quella di “un Paese due Sistemi“.

Il presidente tawainese Ma ha invece l’obiettivo di manette lo status quo immutato, ed infatti nel suo intervento ha snocciolato i dati della sua presidenza, dimostrando che dal 2008 ad oggi le due parti hanno siglato ben 28 accordi, si sono scambiate circa 40.000 studenti e 170 miliardi di dollari di merci.

A rischiare di più tra i due è Xi, se il Kuomintang dovesse perdere l’elezioni a Taiwan, nel partito non gli perdonerebbero di essersi schierato con il cavallo sbagliato, sarebbe una dimostrazione di debolezza e di strategia sbagliata. Xi però cerca di creare ancora di più l’immagine di una Cina egemone sullo scacchiere regionale e sa che non ci sono alternative se si aprono le trattative la Cina non può tirarsi indietro.

 

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