NAPOLI DISTRUGGE E CREA

Negli ultimi giorni tra programmi televisivi più o meno squallidi e giornalisti più o meno inutili, molto rumore è stato fatto attorno a Napoli. C’è stato chi ha detto che la città è piena di rifiuti, che la colpa è delle istituzioni locali, chi ha colpevolizzato le istituzioni nazionali, chi invece ne ha fatto una colpa dei napoletani stessi. Qualcuno è arrivato a scomodare teorie antropologiche fatte in casa e chi non si è accontentato di descrivere la città come sporca, puzzolente, pericolosa, non adatta alla vita di nessun essere umano onesto, ha identificato i suoi abitanti come un’orda di squallidi delinquenti.

Dall’altra parte c’è stato chi si è schierato a favore di Napoli, come a doverla proteggere dai cattivi invasori, come se la città avesse bisogno di un gruppo di urlatori a favore che facciano da contorcano a chi spara sentenze stupide, ignoranti e prive di fondamento. Si sono create le fazioni e quasi con la stessa risonanza mediatica del caso Valentino Rossi, l’intero popolo italico ha dovuto schierarsi con o contro qualcuno, con o contro un’affermazione, con o contro un’intera città. Tutto questo clamore sulla pelle di Napoli.

Per fortuna la città non ascolta, resta calma, lontana dalla polemiche, resta fiera, come il suo Castel dell’Ovo che si erge tra le onde del Mediterraneo. La città, in questi giorni ancora più bella per l’inaspettata estate di San Martino, resiste, resiste con dignità da signora, come ha fatto per secoli. Ha resistito agli scherzi del Vesuvio, ha resistito ai re, ai tiranni, al fascismo, ai tedeschi, alle bombe americane, alle giunte democristiane, alle speculazioni edilizie, ai vari tentativi di industrializzazione, si sindaci incapaci. Questa grandiosa città ha resistito alla camorra, ha resistito alle sconfitte, ai luoghi comuni, ai cliché che la vogliono sudicio inferno per demoniaci abitanti.

Napoli resiste stupenda nella sua bellezza e non sarà mai città da contemplare, non sarà mai città per tutti, però se riuscite ad entrarci in sintonia, se riuscite a entrare in sintonia con i suoi vicoli, con i suoi profumi, con i suoi rumori, con la sua storia, allora, solo allora, potrete capire.

Non è da tutti amarla, è facile che molti la odino, che molti la trovino un inferno, ma vi assicuro che chi ha la capacità e la sensibilità di capirla ne resta fatalmente ed irrimediabilmente innamorato. Certo non ci si può aspettare che uno come Filippo Facci, il giornalista di Libero che nel suo editoriale ha scritto “Napoli fa schifo, in tutta Europa non esiste una città del genere, lo pensiamo anche noi, e quello della spazzatura è un problema storico-culturale che nel tardo 2015 salta ancora agli occhi e al naso”, abbia la sensibilità e le capacità culturali per capirla, ma non ci interessa.

Questo luogo dove tutto avviene; una città spugna che assorbe ciò che arriva dal mondo e dall’umanità e lo trasforma in cultura, dove tutto è più profondo e più reale, dove i momenti di crisi sono molto più tristi che altrove ed i momenti creativi sono molto più fecondi. Un luogo nel quale l’arte ti arriva addosso senza chiederti il tuo assenso, dove tutto avviene con violenta inconsapevolezza dell’individuo. Questo angolo di mondo non sarà certo offeso per le parole di qualche saltimbanco da varietà in cerca di visibilità, né sarà lusingato dalle eroiche difese di qualche consigliere comunale o dalle denunce e querele di un sindaco che poco ha fatto per difenderla sul serio.

La città rimane fiera, nonostante l’abbiano denigrata, maltrattata, sfruttata, mal gestita, insanguinata, depredata, violentata, infangata, sporcata e abbrutita. La città, con il suo golfo, con la sua storia, con la sua ricchezza resta come sempre splendente, nonostante le accuse stupide e le difese strumentali.

Napoli distrugge e crea.

 

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