SE DE LUCA IMITA CROZZA

<<la palude burocratica della Regione Campania, serve anche a qualche imbecille del PD abituato all’impaludamento. L’alternativa è tra chi fa chiacchiere e chi decide>>

Queste le parole che Vincenzo De Luca, il Presidente della Giunta Regionale campana, ha pronunciato ieri a Radio Kiss Kiss Napoli. A sentirle sembrerebbe uno scherzo, sembrerebbe Crozza che imita De Luca, invece, purtroppo è tutto vero.

Chi vuole essere riconosciuto come uomo delle istituzioni, anzi chi ha il dovere, perché eletto dai cittadini, di rappresentarle, non può usare questi termini. Chi fa parte di un partito, deve riconoscere a quella comunità il rispetto che merita.

Eppure ormai ci siamo quasi abituati a questo tipo di linguaggio, dai monologhi su Lira TV ai comizi, alle interviste. De Luca continua ad essere quello di sempre, continua ad attaccare a testa bassa chiunque provi a sollevare il dissenso anche minimo alla sua persona ed al suo agire.

Purtroppo per troppi anni, il suo partito di riferimento, il PD, è rimasto comodamente silente, vergognosamente prono ad ogni decisione di chi si è arrogato il diritto di svolgere il ruolo di capo, ruolo che nella democrazia non può esistere. In democrazia si è rappresentante, si è parte di una comunità che sceglie un individuo per rappresentare problemi, opinioni e idee di una collettività. Quando poi si diventa istituzione, il linguaggio ed i modi devono essere ancora più consoni alla situazione, perché non si rappresenta più una parte della popolazione ma si rappresenta l’intera comunità di riferimento, che sia un comune, una ragione o uno stato.

De Luca, continua ostinatamente a non accettare alcun tipo di pensiero alternativo al suo, bolla il dissenso come chiacchiere, e definisce coloro che, anche dall’interno, provano a dare un contributo, come imbecilli.

I gesti violenti, quelli che non permettono il funzionamento delle istituzioni democratiche vanno stigmatizzati ma non si può mettere tutto sullo stesso piano.

De Luca deve cominciare a svolgere il ruolo che gli è stato affidato dagli elettori campani, che non è solo quello di fare le cose, ma che comprende anche l’essere istituzione, avere la capacità di parlare con tutte le sensibilità, evitare di creare sempre e comunque uno scontro verbale attraverso il quale si svilisce il senso stesso della democrazia.

Per troppi anni in Italia il linguaggio politico ha dato troppo spazio all’IO, lasciando che il noi fosse seppellito. Per troppi anni lo scontro continuo tra i vari poteri ha generato una continua delegittimazione degli stessi. Per troppi anni questo linguaggio fatto di “personaggetti” e di “imbecilli” ha reso la politica non più credibile agli occhi dei cittadini. È giunto il momento di rispolverare il noi, di rimettere in sesto l’intero sistema politico che deve fondarsi sulla capacità di ascolto di quelle comunità che la politica ha il dovere di rappresentare.

Il Partito Democratico, in quanto organizzazione politica maggiore e più strutturata, deve svolgere una funzione di guida in questo processo. A poco vale e a poco serve un azzeramento della segreteria regionale, che da quando è nata non ha mai dettato alcuna linea, anzi è venuta meno alla suo ruolo politico accettando ogni decisione presa altrove, lasciando le scelte, anche le più importanti, nelle mani di un uomo solo. Ora è giunto il tempo che la politica torni a svolgere il suo ruolo, è arrivato il momento, per i partiti, almeno per quelli che ancora vogliono essere davvero corpi intermedi, di rimettersi in sintonia con le comunità che rappresentano. Nessuno può più immaginare di gestire la cosa pubblica come un man show. Il Presidente De Luca deve uscire da questa commedia, deve svestire i panni del sindaco sceriffo, deve interrompere questa spasmodica ricerca di visibilità e deve dimostrare di avere le capacità per cambiare linguaggio.

È giunto il tempo per ridare alla politica ed alle istituzioni democratiche, la serietà che meritano.

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