VENTI DI GUERRA E VENTI DI PACE

Ieri a Roma la diplomazia internazionale è giunta ad un successo sul processo della Libia, in un paese nel quale l’Isis rischia di emergere come unico vero vincitore dal caos che si è generato dopo la caduta del dittatore Gheddafi, la stabilizzazione del potere e l’individuazione di un percorso condiviso tra i vai governi presenti sul territorio, si apre una fase delicata per una pace che ad oggi sembra ancora fragile ma che da ieri può iniziare a diventare una realtà.

Paolo Gentiloni, ministro degli esteri italiano, è orgoglioso del lavoro svolto dalla diplomazia italiana e dichiara che <<non c’è stato bisogno di riscrivere il comunicato finale, quello preparato dall’Italia e dagli USA: alla fine tutti i ministri erano d’accordo>>.

da ieri Turchia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati, si sono impegnati a trovare una soluzione al conflitto, questi Paesi sono di fatto coinvolti in maniera indiretta nell’infinita guerra libica. Ognuno di loro ha infatti collegamenti con uno dei gruppi coinvolti nel conflitto, ognuno di loro arma una fazione, la organizza e la indirizza a proprio piacimento, senza l’impegno di queste 4 realtà regionali, non si sarebbe mai giunti ad un accordo che potesse trasformarsi in una pace vera e propria.

Il primo ministro italiano Matteo Renzi non perde tempo per rimarcare il ruolo strategico che l’Italia ha svolto in questo accordo dichiarando che quello che è accaduto a Roma rappresenta <<una speranza ed un successo diplomatico per l’Italia>>.

Il 16 dicembre in Marocco le fazioni libiche coinvolte nel conflitto, firmeranno un accordo per la nascita di un nuovo governo che dovrebbe vedere Tripoli svolgere il ruolo di capitale e la creazione di un sistema amministrativo statuale strutturato su di un decentramento amministrativo, sul modello proposto dall’ex mediatore ONU Bernardino Leon.

Il Segretario di Stato USA, Jhon Kerry, ha assicurato che entro 40 giorni il nuovo governo sarà pienamente funzionante, ci sarà quindi un cessate-il-fuoco, si apriranno corridoi umanitari per permettere alla comunità internazionale di soccorrere la popolazione lì dove la situazione è più grave.

Martin Kobler, attuale mediatore ONU, mostra prudenza dichiarando che <<ci vorranno mesi, forse anni, per una vera pace e una vera stabilità, ma il treno è partito>>.

Il treno è partito e potrebbe essere quello giusto, naturalmente questa pace e questi accordi aumentano le possibilità di una reazione dell’Isis, un colpo di coda, che certamente non resterà a guardare e proverà a far saltare gli accordi di pace, essendo la Libia un terreno fertile per la crescita anche internazionale del califfato.

Intanto però sullo scenario internazionale, nonostante i passi in avanti fatti a Roma, resta una tensione che rischia di far precipitare tutto in un buco nero enorme. Ieri infatti nel Mar Egeo l’incrociatore della marina russa, Smetlivij, al largo dell’isola greca di Lemnos, ha sparato colpi di artiglieri leggera contro un peschereccio turco senza però fare danni. La dinamica dell’incidente è quantomeno strana, il peschereccio, si è infatti avvicinato in maniera del tutto ingiustificabile all’incrociatore russo che dopo alcuni avvertimenti ha aperto il fuoco, a quel punto il peschereccio è fuggito. Naturalmente risulta strano il ruolo di questo misterioso peschereccio, in più il sentimento anti-turco sta assumendo dimensioni difficili da controllare in Russia.

Il Ministro della Difesa russo, Sergej Shojgu ha rilasciato una dichiarazione tanto breve quanto ferma e nervosa <<Abbiamo evitato una tragedia per puro caso. Queste azioni incoscienti contro le nostre forze armate potranno portare a conseguenze molto negative>>

Il ministro degli esteri turco, Mevlut Cavusoglu, non riesce mascherare l’imbarazzo e dal vertice di Roma sulla Libia dice che il governo turco <<sta indagando sull’episodio per capire cosa sia davvero accaduto>>

Dopo l’abbattimento dell’aereo dell’aviazione russa da parte dell’esercito turco, la tensione tra le due potenze regionali è aumentata, i russi hanno messo sotto gli occhi del mondo intero gli strani rapporti di affari tra la Turchia e l’Isis e soprattutto tra la famiglia del premier turco Erdogan ed il movimento che tutto l’occidente dice di voler combattere.

Ieri hanno spirato venti di pace e venti di guerra, l’equilibrio internazionale non è mai stato così fragile come in questo momento storico, ci vorrà molta attenzione, molto impegno e molta intelligenza per far si che i venti di guerra si plachino.

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